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mercoledì 28 novembre 2012


Pmi, ricerca, sviluppo e innovazione:
come accedere ai fondi pubblici

AssoMec organizza a Milano “I Lunedì dei Saperi d’Impresa”, il ciclo di appuntamenti gratuiti dove gli imprenditori si incontrano e condividono le occasioni di crescita e sviluppo per reagire alla crisi

Redazione ilVostro
La crisi economica non lascia scampoLa crisi economica non lascia scampo
MILANO – “Innovare? Si deve, si può, si fa”. È questo il titolo dell’incontro che si terrà lunedì 26 novembre prossimo, aperto agli imprenditori che vogliono cogliere nuove opportunità per lo sviluppo della loro attività e confrontarsi per uno scambio di buone prassi. L’evento si inserisce nel ciclo di incontri “I Lunedì dei Saperi d’Impresa”, organizzato daAssoMec e Fabbrica del Sapere d’Impresa, e si terrà presso la sede dello Studio Legale Battagliese Buonaguidi situata nel centro di Milano (Corso Vittorio Emanuele, 30 – MM1 San Babila).
Questo secondo appuntamento ospiterà l’intervento dell’ing. Roberto Gajoresponsabile qualità di Inoxhip, piccola azienda meccanica brianzola (35 addetti), attiva nel settore dei componenti e dei sistemi per acqua ad alta pressione. La Inoxihp ha attivato un piano formativo organico e ha sfruttato i finanziamenti per la formazione offerti da Fondimpresa per avviare una fruttuosa collaborazione con il Politecnico di Milano nell’ambito della ricerca applicata, mirata a introdurre un processo di innovazione produttiva e dei materiali impiegati.
Ai “Lunedì dei Saperi d’Impresa”, che si tiene ogni terzo lunedì del mese, un imprenditore racconta la propria storia di successo e a seguire si apre un confronto tra i partecipanti con esperti in finanza agevolata, per verificare opportunità e trovare nuove strade percorribili. «Le imprese che oggi continuano con coraggio a investire sul capitale umano e sull’innovazione anziché limitarsi a tagliare i costi rappresentano un’eccellenza. È importante che le aziende si incontrino per vedere che esistono opportunità concrete che possono e devono essere colte da tutti» – commenta Barbara Pigoli, presidente di AssoMec. «Il caso Inoxihp dimostra che, usando adeguatamente tutti i finanziamenti offerti dei fondi interprofessionali, anche una piccola azienda a gestione familiare è in grado di attivare progetti di ricerca ambiziosi, coinvolgendo partner di rilievo come il Politecnico».
La partecipazione all’incontro è gratuita, previa iscrizione presso la segreteria organizzativa (segreteria@assomec.eu, tel. 02435132109).

sabato 24 novembre 2012

Il Pdl e il lavoro


Il PDL considera il lavoro non solo fonte di reddito ma ancor più attività con la quale ciascuno può esprimere le proprie potenzialità, migliorando la propria personalità e così anche le comunità di appartenenza, dalla famiglia all’impresa, dal territorio alla nazione; il senso del lavoro presuppone quindi il senso della vita nella relazione con gli altri; il lavoro e’, con gli affetti ed il riposo, componente essenziale della vita buona di ciascuna persona, di tutte le persone; la vita buona si realizza quindi nella società attiva.
Maurizio Sacconi


Per questo il PDL associa al lavoro i concetti di responsabilità e di sicurezza secondo un necessario equilibrio di diritti e di doveri; per questo esso sostiene il coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’impresa in quanto comunità di interessi e di valori ove tutti si riconoscono ed accettano condividendo non solo le fatiche ma anche i risultati attraverso il salario premiale, la solidarietà nelle difficoltà transitorie, provvidenze integrative per sé ed i componenti del nucleo familiare; per questo, quando il rapporto fiduciario o l’equilibrio economico si interrompono, ritiene necessaria, a determinate condizioni e tutele, con la sola eccezione delle ragioni discriminatorie, la possibilità della risoluzione del rapporto di lavoro affinché l’impresa continui, attraverso la coesione e l’efficienza, a crescere ed assumere; per questo il PDL promuove la dimensione comunitaria e solidale dei territori attraverso la collaborazione delle istituzioni con le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori in funzione della occupabilità e dell’inclusione di tutte le persone.

Il PDL ha ispirato a questi valori, a questa visione, le intense iniziative per il lavoro del Governo Berlusconi in un tempo eccezionalmente difficile per la conservazione e la creazione di occupazione; la responsabilità si e’ definita in capo alle istituzioni statuali e regionali, alle organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori, alle stesse persone; la sicurezza si e’ realizzata in termini di straordinari investimenti pubblici nel sostegno al reddito degli inattivi, in un mercato del lavoro più efficiente e trasparente attraverso il collocamento liberalizzato e il monitoraggio dei mestieri richiesti, in migliori opportunità educative e formative grazie alle relative riforme, nella detassazione dei salari collegati alla produttività, nelle maggiori capacità della contrattazione aziendale, nella tutela della salute nei luoghi di lavoro secondo criteri più sostanziali e meno burocratici, nell’emersione del lavoro sommerso attraverso modalità semplificate come i voucher e migliori attività repressive degli illeciti, nella maggiore sostenibilità del sistema previdenziale in forza delle nuove regole sull’età di pensione.
Il PDL opera per liberare e mobilitare le energie vitali della società italiana, a partire dai più giovani ai quali tutti vuole siano offerte opportunità di accesso alle qualificazioni superiori cui sono diversamente vocati, collegando scuole ed università alle imprese e al mercato del lavoro, rivalutando le conoscenze matematiche, tecniche, scientifiche ed il lavoro manuale, promuovendo il nuovo apprendistato non solo quale modo prevalente di accedere al lavoro, ma anche come percorso formativo per acquisire diplomi e qualifiche professionali, lauree, dottorati di ricerca, praticantati professionali.

Il PDL promuove la migliore remunerazione del lavoro attraverso l’ulteriore evoluzione dei modi con cui definire il salario sulla base di contratti nazionali "minimi" e di accordi aziendali, collettivi e individuali, che lo colleghino al merito soggettivo e ai risultati oggettivi secondo una tassazione, per questa parte crescente, definitivamente agevolata e separata.

Il PDL ritiene siano mature le condizioni per completare, generalizzandolo, razionalizzandolo e adattandolo alle diverse dimensioni di impresa, il sistema di ammortizzatori sociali fondato sulla assicurazione obbligatoria di tutti i lavoratori economicamente dipendenti, qualunque sia il contratto di lavoro, e per incentivare la garanzia di sussidi aggiuntivi attraverso forme di assicurazione collettiva e volontaria promosse dalle parti sociali con i loro organismi bilaterali.
Il PDL condivide le sollecitazioni delle istituzioni europee ed internazionali tutte per un mercato del lavoro italiano ancor più capace di conciliare sicurezza dei lavoratori e flessibilità organizzativa delle imprese; a questo scopo propone il dovere delle Regioni e dei datori di lavoro che riducono l’occupazione di sostenere insieme le attività, private e pubbliche, di ricollocamento e formazione dei lavoratori costretti - e responsabili - nella ricerca di un nuovo lavoro.

Il PDL riconosce il valore primario di quella sicurezza sociale che si realizza con i due pilastri previdenziali, quello obbligatorio e quello complementare, per i quali chiede una regolazione europea quanto più convergente; per questo esso intende sostenere la diffusione della cultura previdenziale - prevedere per provvedere - e del relativo risparmio volontario che può affluire tanto alla gestione obbligatoria per coprire, ancor più ora, periodi carenti, quanto alle forme complementari opportunamente incoraggiate.

Il PDL , soprattutto in un tempo di cambiamenti epocali e di diffuse insicurezze, combatte la solitudine delle persone di fronte alle difficoltà attraverso la maggiore protezione economica e professionale dei lavoratori, quale può essere garantita non solo dallo Stato ma anche, in sussidiarietà, dai corpi sociali e dalle molteplici forme comunitarie; il PDL confida che, a dieci anni esatti dalla morte di Marco Biagi, la nazione intera voglia trarre dalla sua memoria, oggi condivisa, la forza per superare barriere e pregiudizi realizzando un moderno "Statuto dei Lavori".

giovedì 1 novembre 2012

Il costo del lavoro in Occidente


Il taglio del cuneo fiscale potrebbe partire dalla revisione delle detrazioni Irpef da lavoro. In cambio però della riduzione di un punto percentuale delle prime due aliquote Irpef. Nella speciale hit parade della pressione fiscale sul lavoro stilata dall’Ocse l’Italia batte tutti. L’Italia si presenta con un cuneo fiscale a 53,5%, a dieci punti di distanza dalla media europea (41,5%).
Il cuneo fiscale è la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa e la retribuzione netta che viene percepita in busta paga dal lavoratore. È costituito dalle imposte e dai contributi commisurati alla retribuzione. Busta paga sottile per gli italiani: l’Italia ha un cuneo fiscale pari al 53,5% contro la media europea al 41,5% e quella dei Paesi Ocse scende al 35,3%.
L’infografica mostra la classifica dell’Ocse sul costo del lavoro:
La classifica dell'Ocse sul costo del lavoro
La classifica dell'Ocse sul costo del lavoro
La distribuzione del costo del lavoro
Nella classifica stilata dall’Ocse “Taxing wages”, l’Italia è al sesto posto con il 47,6%. Tuttavia, se al dato attribuito dall’Ocse si aggiungono l’Irap, il Tfr e la trattenuta Inail, il cuneo fiscale in Italia balza al 53,5% portandoci al secondo posto, subito dietro il Belgio (55,5%), Germania (49,8%), Francia (49,4%) e Austria (48,4%). In pratica quello che viene incassato come retribuzione netta rappresenta neanche la metà del costo totale sopportato dalle imprese.
La stangata del costo del lavoro in Italia risulta poi quasi equamente distribuita: il 23,3% degli oneri viene trattenuto ai lavorati – il 16,1% sottoforma di tasse sul reddito e il 7,2% come contributi. Il 24,3% viene, invece, versato dalle imprese come contributi previdenziali, un versamento tra i più alti tra i Paesi industrializzati visto che quello italiano è il quarto livello più elevato dell’Ocse, supoerato solo dalla Francia (29,7%), Repubblica Ceca (25,4%) ed Estonia (25,6%).
Da Il Sole 24 Ore di Venerdì 26 Ottobre 2012


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