sabato 2 marzo 2013

Giovane, disoccupato, italiano: la giornata tipo


Silvia Favasulli, Linkiesta, 1-3-2013
Mi sveglio alle 8.00, faccio colazione e poi si accende il pc». La giornata di un giovane disoccupato italiano è, nell’ordine, impegnativa, frustrante, creativa. E richiede risorse psicologiche non da poco. Specie quando, tra una ricerca e l’altra fatta sul web, ti imbatti in numeri come quelli diffusi oggi dall’Istat: disoccupazione in crescita a inizio 2013 con +3,8 per cento rispetto a dicembre, e +22,7% rispetto allo scorso anno. Ma ancora più difficili da digerire sono quelli relativi ai giovani (15-24 anni): +38,7%, il dato peggiore dal 1992. Record anche per i precari, che nel 2012, sempre secondo l’Istat, superano i 2,8 milioni (numeri che sommano i 2.375 milioni di contratti a termine e i 433mila di collaborazione firmati lo scorso anno).
Una piccola consolazione a Marina Castiglioni, 28 anni, che descrive con minuzia la sua giornata di ricerca di impiego, la danno gli economisti. Sono loro a giustificare questo aumento di disoccupazione anche con l’incremento delle persone in cerca di lavoro. Alla base dei loro ragionamenti la differenza tra «disoccupato» (colui che non ha lavoro e che lo sta cercando attivamente) e «inoccupato» (chi non ha lavoro e nemmeno lo cerca). Questi ultimi infatti sono in calo, dice l’Istat, dell’0,1 per cento.
«Sulla posta elettronica ricevo ogni giorno le newsletter di Infojobs e Monster», continua Marina, laurea in Scienze politiche ed esperienze di lavoro, sottocosto, nella comunicazione e ricerca sociale prima, e al Consiglio Regionale della regione Lombardia, dove è entrata con una borsa di studio di un anno nel novembre 2011. Poi, alla fine dello scorso anno l’inizio della disoccupazione. «Sulla mail arrivano 100, 200 proposte al giorno». Da leggere con attenzione e selezionare, prima di inviare a quelle interessanti un Cv modificato ad hoc.
Il web è la risorsa preferita dai giovani che cercano impiego. Ma non l’unica. Ci sono le auto-candidature nelle aziende che si sposano col proprio profilo e i propri interessi, le prime a cui si manda il cv, poi col tempo si amplia la ricerca. «All’inizio mi concentravo su quello che mi interessava davvero, poi, sai, mica si può stare fermi a fare niente» – continua Marina. «E dopo un po’ ho iniziato a cercare anche lavoretti nelle pizzerie o nei supermercati in zona portando direttamente il cv». Ci si rivolge ai Centri per l’impiego, che hanno offerte - «poche», precisa Marina – nelle aziende del territorio, spesso per lavori poco qualificati.
I giovani, insomma, fanno in modo di avere sempre più di una strada aperta. Marco Russo, 25 anni, calabrese, ha studiato Economia dello sviluppo e cooperazione internazionale a Firenze e a Urbino e sogna di lavorare in una Ong. «Il mio sogno è quello di tornare a lavorare in Calabria, spendermi per svilupparla. Ma prima ho bisogno di farmi le ossa, non posso partire da lì, è un contesto troppo difficile». Le sue giornate trascorrono tra studio e ricerca.
Perché, se anche Marco ha già la laurea, non ha abbandonato la biblioteca dell’Università: «Studio 5, 6 ore in biblioteca per preparare il concorso dei miei sogni, per lavorare come diplomatico al Ministero degli esteri. Si apre ogni anno ed entrano 35 giovani». Ma contemporaneamente dedica tra le 2 e 3 ore al giorno anche alla ricerca attiva di un lavoro. «Sono iscritto a Job advisor e Scambi europei. Per me, che sogno di lavorare nel settore della cooperazione e sviluppo, è molto utile soprattutto il secondo. È lì che trovo tantissime proposte di stage e lavoro all’estero».
Come l’esperienza che sta per iniziare il prossimo lunedì. Dopo cinque mesi di ricerca Marco ha passato le selezioni per uno stage in Austria, a Graz, in Euro-progettazione. «Un’esperienza limitata nel tempo, ma rimborsata – con 1000 euro al mese – e che mi dà competenze spendibili ovunque». Il sogno del Ministero degli esteri non lo abbandona e, dice, continuerà a studiare la sera e nei fine settimana anche a Graz.
Oppure si trova il tempo per studiare una lingua. Come fa Marina, che dopo aver passato al setaccio le proposte inviate dalle mailing list cui è iscritta, si prende del tempo per fare esercizi di inglese. «Vorrei prendere una certificazione tipo Toefl o Ielts, e studio per prepararmi. Un po’ la mattina e un po’ la sera. Mi metto le cuffiette e ascolto on line il sito della Bbc Learning English, oppure i loro documentari radio».
Nella giornata di Marina ci sono anche le ripetizioni fatte ad alcuni ragazzi delle scuole superiori. Un paio di ore tutti i giorni. Già, perché la disoccupazione dei giovani non è mai un periodo di vuoto assoluto e di pura ricerca. C’è spazio anche per qualche piccolo lavoro, con contratti di collaborazione o Co co pro. Cristina Ceriani, 25 anni ha una laurea in Biologia e una tesi scritta in un ospedale del Benin sul virus Hiv. A inizio anno ha fatto 15 giorni di supplenza in una scuola superiore. In attesa di trovare un impiego nella ricerca, in università o in un laboratorio privato.
Ha rifiutato di prolungare lo stage fatto subito dopo la laurea in un centro diagnostico di Busto Arsizio, Varese. «Ho lavorato gratuitamente tre mesi. Mi proponevano di continuare per altri tre sempre senza rimborso. Ho rifiutato per questo e anche perché non mi interessava molto il lavoro che facevo», spiega. Intanto, si preparava al concorso per un dottorato nella sua università. «Sono arrivata terza, c’erano borse di studio solo per i primi due. Ho dovuto rinunciare. Hanno dato la priorità a chi aveva fatto la tesi con un professore interno all’università, io avevo preferito il Benin».
E così, dopo aver lavorato come animatrice turistica in Val Gardena durante l’estate, Cristina ha iniziato la sua fase di ricerca attiva a settembre. È partita dalle auto-candidature nelle aziende farmaceutiche e nei laboratori delle università, e ha consultato quotidianamente la bacheca on line del Cosp, il servizio di pleacementdell’Università di Milano. Ma niente. Due o tre colloqui finiti in nulla. Ma tante, quelle sì, sono state le offerte di stage gratuiti. «Che ho rifiutato, perché preferivo continuare a cercare».
Decisione saggia, visto che proprio oggi Cristina ha firmato un contratto per un impiego in linea con quel che stava cercando. «Un co co pro in un laboratorio di ricerca biochimica in un istituto milanese». Come lo ha trovato? La risposta non rende merito al web. «A luglio ho lasciato il cv al papà di un’amica di una mia amica. È stata lei a consigliarmi di inviarglielo. Mi ha chiamato a febbraio perché un laboratorio aveva bisogno di ricercatori. Ho fatto il colloquio e l’ho passato». Da oggi in Italia c'è un disoccupato in meno.

mercoledì 13 febbraio 2013

Le alternative per il lavoro di partiti e coalizioni in corsa alle elezioni


Licenziamenti o flessibilità, contrattazione nazionale o aziendale, ecco le proposte agli elettori. Continua l’analisi dell’offerta politica per le prossime elezioni di fine febbraio

di Carlo Sala 8 feb 2013 - ore 09:52 - su www.abcrisparmio.it

Accanto alle tasse, il lavoro è l’altro tema centrale della campagna elettorale. Ecco di seguito le posizioni di partiti, coalizioni e candidati.
 
Monti - La coalizione capeggiata dal premier uscente individua nella semplificazione delle norme e delle procedure che disciplinano il mercato del lavoro il primo passo da compiere per superare la diversità tra lavoratori garantiti (cioè chi ha un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato) e lavoratori precari. In tema di contratti nazionali di lavoro, Scelta civica, Udc e Fli sono favorevoli a dare maggior rilievo al secondo livello di contrattazione, quello decentrato a livello aziendale, rispetto al contratto nazionale, così da legare le retribuzioni all’effettiva produttività e al diverso contesto economico-sociale. Giovani, donne, over 55 ed esodati vengono individuati come le categorie verso le quali prioritariamente intervenire per favorire l’inserimento al lavoro, la tutela occupazionale, assistenza.
 
Bersani - Per il Pd tutela e creazione dei posti di lavoro passano anzitutto attraverso la leva fiscale, alleggerendo il carico su imprese e lavoro (per compensare Pierluigi Bersani ha parlato di misure a carico “della rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliare) e attraverso un regime fiscale di favore per chi assume personale femminile.  In maniera fumosa – anche per non irritare la Cgil che non ha sottoscritto l’accordo per la produttività promosso dal governo tra le parti sociali lo scorso novembre - anche il Pd si esprime a favore di una più stretta correlazione tra i salari e la produttività. La lotta alla precarietà è viceversa un obiettivo dichiarato senza mezzi termini dal leader Pd, anche perché è centrale per il suo maggiore alleato – Sel -  che vuole l’introduzione del reddito minimo garantito.
 
Pdl/Lega - Parlando a nome della coalizione, di cui pure non è candidato premier, Silvio Berlusconi ha proposto che le nuove assunzioni di giovani consentano a chi le fa di non pagare tasse, per il nuovo lavoratore, per 5 anni . Già introdotta dal governo tecnico uscente la possibilità per chi ha non più di 35 anni di dar vita a srl semplificate - con capitale iniziale di un euro e spese di registrazione iniziale ribassate o nulle -,  già introdotte sanzioni per gli enti pubblici che non paghino i contratti con privati entro 30 giorni, Pdl e Lega propongono sgravi fiscali per l’imprenditoria giovanile e insistono per una maggior celerità nei pagamenti della pubblica amministrazione. La contrattazione di secondo livello, cioè a livello di azienda, è vista con favore e ad essa si lega l’idea di detassare la parte delle retribuzioni direttamente legata alla produttività del lavoro.
 
Giannino - Privatizzazioni, liberalizzazioni e concorrenza la formula per creare sviluppo e occupazione, la lista Fare per fermare il declino del giornalista Oscar Giannino propone di tutelare il lavoratore piuttosto che l'impresa, cioè di non tenere in vita aziende che non ce la fanno più cosi da salvaguardare posti di lavoro, ma di lasciar chiudere/fallire le aziende garantendo a chi per questo perde il lavoro un sussidio di disoccupazione e strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario. Per il pubblico impiego si propongono la medesima disciplina del lavoro privato e maggiore flessibilità.
 
Movimento 5 Stelle - Abolizione della legge Biagi, sussidio di disoccupazione garantito e sostegno al no profit i caposaldi di Beppe Grillo, il movimento guidato dal comico genovese si caratterizza, seppur senza fornire i dettagli operativi, per una forte autarchia localistica e, potenzialmente, un’impronta protezionistica:  tutela delle manifatture locali, salvaguardia delle tradizionali alimentari e delle produzioni locali, favore per l’agricoltura di prossimità vanno tutte in quella direzione. Di contro, il M5S è favorevole anche alla promozione del telelavoro.
 
Rivoluzione civile - La sigla che candida premier il magistrato in aspettativa Antonio Ingroia difende apertamente il primo livello dei contratti di lavoro, quello che le parti sociali stipulano a livello nazionale, e si augura che la riforma Fornero venga declinata, nella parte relativa ai licenziamenti, senza sostanziali discostamenti dalla prassi giudiziaria precedente la riforma stessa, cioè optando per il reintegro del lavoratore licenziato piuttosto che per forme alternative di indennizzo (nel primo caso di applicazione delle nuove norme, a Bologna, il tribunale ha effettivamente disposto il reintegro).
 
Carlo Sala

martedì 15 gennaio 2013

Le prospettive di lavoro per i giovani in Europa


Articolo di Carlo Scalzotto su finanzanonstop.finanza.com del 15 gennaio

Luigi Degan Afol Milano


Gli ultimi dati Eurostat sulla , ricordano un problema molto più grande nella zona euro chee ora dovrà affrontare – livelli impressionanti di  giovanile in tutta la regione.
Societe Generale “cross-asset strategic” ha evidenziato come la disoccupazione giovanile rappresenti un pericolo per la zona euro e in una nota recente, scrive come “La crisi economica nei paesi sviluppati abbia rafforzato la disoccupazione, e grazie al mancato supporto alla popolazione più giovane, grandi sconvolgimenti potrebbero minacciare la stabilità dei governi.
Ecco i grafici nazione per nazione….
(Nota: Sfondo grigio rosso rappresenta il periodo di appartenenza zona euro)
In Spagna, l’epicentro della crisi giovanile in Europa della disoccupazione, il tasso è salito al 56,5%
La Spagna è seconda solo alla Grecia, dove il 57,6% degli under 25 è disoccupato
Italia, l’economia più grande e più importante della periferia euro, ha visto un aumento incessante della disoccupazione giovanile arrivata al 37,1%
Disoccupazione del Portogallo nei  ha seguito un modello simile, ma sono un pò in calo nel mese di novembre al 38,7%
Disoccupazione in Irlanda il tasso giovanile ha raggiunto il picco negli ultimi mesi, ma si è fermato vicino a massimi storici al 29,7%
La crisi disoccupazione giovanile ha contagiato anche paesi “core” della zona euro come la Francia, dove il 27,0% degli under 25 è disoccupato
Nei Paesi Bassi, la disoccupazione giovanile è vicino al suo tasso più elevato dall’inizio dell’euro, al 9,7%
E il tasso di disoccupazione giovanile delLussemburgo è al suo livello più alto da quando è arrivato l’euro … al 18,6%
Cipro è entrata dell’euro, nel 2008, presso l’inizio della crisi, e ora, il 27,0% degli under 25 è disoccupato
Malta, un altro ritardatario alla zona euro, sta ora subendo un tasso di disoccupazione giovanile del 16,4%, in calo rispetto al mese scorso (record-alto) da quando è arrivato l’unione.
Lo stesso vale per la Slovenia, con la disoccupazione giovanile al 23,5%.
Disoccupazione della Slovacchia riferita ai giovani, di recente s’è livellata leggermente dopo un picco al 35,8%.
Tuttavia, l’Estonia, il più recente membro della zona euro, sta vivendo un calo della disoccupazione giovanile, e l’attuale tasso si attesta al 17,5%.
Austria gode di uno dei più bassi livelli di disoccupazione giovanile della zona euro, ma il tasso di recente s’è alzato al 9,0%.
Belgio è lontano dai livelli di picco di disoccupazione giovanile sostenuti durante la crisi, ma il tasso di recente ha ricominciato a salire raggiungendo il19,7%.
La Finlandia sta facendo progressi lenti e costanti sulla riduzione della disoccupazione giovanile, ma ha una lunga strada da percorrere dal suo attuale tasso del19,0%.
Infine, vi è la Germania, che in realtà non ha un problema di disoccupazione giovanile – solo 8,0% degli under 25 sono senza.
Ecco uno sguardo a tutta immagine, con la disoccupazione giovanile tracciata lungo l’asse x

giovedì 3 gennaio 2013

Nel 2013 pagheremo 14,7 mld di euro di tasse in piu’


Sarà un 2013 all’insegna delle tasse. Secondo la CGIA di Mestre l’introduzione della Tares, l’aumento dell’Iva previsto dal 1° luglio, il ritocco all’insù dell’Imu sui capannoni, gli incrementi dei contributi previdenziali degli autonomi e delle addizionali Irpef a livello locale costeranno agli italiani 14,7 miliardi ditasse e contributi previdenziali in più rispetto al 2012. Per ciascuna famiglia italiana l’aggravio medio di imposta sarà pari a 585 euro: una vera e propria stangata.
“Nonostante la Legge di stabilità abbia aumentato le detrazioni Irpef per i figli a carico – commentaGiuseppe Bortolussi  segretario della CGIA di Mestre – la pressione fiscale nel 2013 si attesterà, secondo le previsioni redatte qualche giorno fa dal Servizio Studi della Camera e del Senato, al 45,1%. Ben 0,4 punti percentuali in più rispetto al dato registrato l’anno scorso. Solo nel 2014 invertiremo la tendenza, ritornando ad una pressione fiscale leggermente al di sotto del 45%”.
E’ evidente che un livello così elevato di tassazione non costituisce una condizione favorevole per riagganciare la ripresa economica.
“Con l’Imu – prosegue Bortolussi -  l’Erario ha incassato circa 3-4 miliardi di euro in più rispetto alle previsioni: si tratta di risorse sufficienti per scongiurare l’aumento di un punto dell’aliquota Iva del 21% previsto a luglio. Inoltre, se si riuscirà ad agire in maniera ancor più incisiva sul taglio alla spesa pubblica improduttiva, sicuramente ci saranno ulteriori risorse per alleggerire il peso fiscale sulle famiglie. È questa una condizione necessaria per lasciare più soldi in tasca agli italiani e far ripartire i consumi”.

Le questioni centrali per il lavoro nel nuovo anno


Il Sole 24 Ore
Articolo di Claudio Tucci, del 2 gennaio 2013
Inodo da sciogliere, al più presto, sul fronte lavoro è l'emanazione del Dpcm che renderà operativa da subito la detassazione dei salari di produttività, sbloccando così i 2,150 miliardi di euro fino al 2015 stanziati per questa "speciale agevolazione" dalla legge di stabilità.
Con oltre 300 dossier su aziende in difficoltà sotto osservazione al Mise e una vera e propria esplosione della Cig (nel 2012 si è superato il miliardo di ore autorizzate) l'emanazione del Dpcm (il termine per pubblicarlo è fissato al 15 gennaio - dopo l'intesa raggiunta tra le parti sociali, tranne la Cgil, a novembre scorso) rappresenta un primo passo per ridurre il cuneo fiscale a carico delle imprese, e dare una boccata d'ossigeno anche ai lavoratori. In attesa che dal 2014 scatti l'alleggerimento dell'Irap (lavoro) con le nuove deduzioni previste dalla legge di stabilità.
Ridurre gli intervalli nei contratti a termine
Altro tema da affrontare, e con urgenza, è come rendere meno rigida la flessibilità in entrata, dopo la stretta operata della legge Fornero. Emanato il decreto sulle partite Iva "genuine" (che quindi non subiranno il giro di vite), resta da vedere, sul fronte dei contratti a termine, se le parti sociali sapranno disciplinare, in sede contrattuale, le ipotesi di riduzioni a 20 o 30 giorni degli intervalli tra un contratto a termine e il successivo. In ogni caso, il ministero del Lavoro potrà intervenire entro il 18 luglio 2013 a individuare altri casi specifici dove ridurre lo "stop and go", che oggi la legge 92 fissa rispettivamente in 60 e 90 giorni, per i contratti che superano i sei mesi di durata.
Emanare le linee guida sui tirocini
La strada dovrebbe essere in discesa per le linee guida sui tirocini, che potrebbero essere approvate entro fine gennaio, dopo un serrato confronto tra Stato e Regioni. Le nuove norme vanno a riscrivere l'intera disciplina per contrastare gli abusi e riconoscere una congrua indennità (e armonizzare queste regole anche nel pubblico impiego). Entro il 18 gennaio, poi, dovrà essere emanato il decreto interministeriale (Lavoro ed Economia) che renderà possibile vedersi liquidare le mensilità Aspi non ancora percepite al fine di avviare una attività imprenditoriale o di lavoro autonomo.
Riformare le politiche attive e i servizi per l'impiego
Un altro nodo, ugualmente urgente, ma che probabilmente sarà affrontato dal prossimo Governo, è la delega sulle politiche attive, e in particolare sul riordino dei centri per l'impiego. Dopo aver riformato gli ammortizzatori sociali (dal 1° gennaio è entrato in vigore l'Aspi) sarebbe stato opportuno riformare anche le politiche attive, oggi vero e proprio tallone d'achille del nostro mercato del lavoro. Basti pensare che i centri per l'impiego, gestiti dalle province, collocano appena 3 lavoratori su 100. Sempre al prossimo Governo toccherà il compito di emanare la delega per la partecipazione dei lavoratori agli utili e al capitale d'impresa, mentre per il decollo dei fondi bilaterali per il sostegno al reddito (che la legge Fornero aveva indicato a metà gennaio 2013) ci sarà più tempo: la legge di stabilità ha concesso alle parti sociali sei mesi in più di tempo, spostando al 18 luglio il termine finale entro cui andrà completato il processo istitutivo dei fondi.